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September 23 Vite Brevi2° PARTE
Bernie Capax sta andando al lavoro, in pullman. E' un avvocato: un socio di minoranza nella Colum, Martindale e Grant.
Di tempo in tempo ha fatto altre cose, ma per la maggior parte è stato un avvocato di qualche tipo.
Gli avvocati servono sempre.
Per tutto il tragitto, ed anche dopo essere sceso dal mezzo, pensa a un film horror che ha visto la sera prima alla tv:
uno dei cattivi era il marchese de Sade, rappresentato come uno psicopatico atletico e affabile: la personificazione stessa del male puro.
Mentre attende il resto dal giornalaio, ripensa al marchese che ha conosciuto.
Un piccolo e pallido asmatico, terribilmente obeso per i suoi anni in prigione, che temeva le ombre e scriveva ossessivamente di atti che
non osava compiere.
Camminando , pensa a un sogno avuto appena prima di svegliarsi, che gli ricorda di qualcosa dettagli da Freud,
sul perchè nei sogno non avvertiamo odori e pensa che non è vero.
Pensa ai mammut sognati questa mattina, al vapore che si alzava dai loro spessi manti bruni nel gelo di quell'interminabile inverno.
Nel suo sogno, il loro forte pungente odore permeava l'aria mentre lui camminava tra le grandi bestie sfiorando con le dita le loro ruvidi pelli.
Era l'odore del mammut. Ne è certo. Nient'altro ha quell'odore. E non lo sentiva da quando era un bambino...
Si ferma un attimo vicino ad un cantiere, Bernie Capax, e ricorda; benchè ora gli sovviene di non essere sicuro di cosa:
la sua infanzia nella steppa o solo il sogno mattutino, interrotto dal trillo della sveglia?
"Ehi!"
Ode l'urlo, si gira e guarda...
Accade lentamente.
Troppo lentamente.
Ma non c'è scampo, non c'è riparo.
Ode il suo grido mentre il muro precipita e si sorprende quando sente quelle parole.
"Non ancora." dice guardando le macerie intorno a lui.
"Non posso crederci. Ce l'ho fatta ancora. Ce l'ho fottutamente fatta ancora."
Non sono nemmeno ferito."
"Bè" dice una donna vestita di nero, stile vagamente gotico "puoi metterla anche così. Ma il tuo corpo è lì sotto."
Bernie Capax non può crederci. "No. Ti prego. No. Non dopo tutto questo tempo. Cioè, uno stupido incidente."
Si volta verso la donna. E' giovane, pelle chiara, quasi trasparente, occhi scuri, sorriso molto sincero e gentile.
"Comunque mi è andata bene, vero?" chiede colui che era Bernie Capax "Vogli dire, quanti, quindicimila anni?
Abbastanza bene, no? Ho vissuto un bel po'."
La ragazza lo guarda con aria comprensiva, quasi materna. Ha lunghi capelli scuri, un po' scarmigliati. Comincia a sussurargli
"Hai vissuto quanto gli altri."
Si china su di lui.
"Una vita intera."
E allora l'occhio di colui che fu Bernie Capax cade sul ciondolo che lei porta al collo.
"Ne più ne meno."
Un ankh, antico simbolo della vita.
"Una vita intera." September 12 Vite BreviNon ce ne sono molti: di veramente antichi.
Anche su questo pianeta, in quest'epoca in cui la gente considera qualche semplice centinaia,
o anche migliaia, d'anni un lasso di tempo inusuale.
Per esempio, oggigiorno ci sono meno di diecimila individui umanoidi vivi che ricordano personalmente la tigre dai denti a sciabola, il megaterio, l'orso delle caverne.
Meno di mille hanno camminato nelle strade di Atlantide (la prima. Le altre terre che hanno avuto lo stesso nome erano ombre, eco-atlantidi, terre mitiche, e sono successive).
Ci sono meno di cinquecento esseri umani in vita che ricordano le civiltà umane precedenti ai grandi sauri. (Ce n'erano poche: i fossili sono inaffidabili. Molti di loro sono durati milioni di anni.)
Ci sono circa settanta persone che camminano sulla terra, umane sotto ogni apparenza (e in un paio di casi, anche alle analisi mediche attualmente disponibili), che erano vive prima che la terra cominciasse ad agglomerarsi da gas e polvere.
Conoscete bene i vostri vicini? E gli amici? Gli amanti?
Camminate nelle strade di qualsiasi città e osservate attentamente le persone che incontrate e domandatevelo, e sappiate questo:
ci sono anche loro. Gli antichi.
- FINE PRIMA PARTE - September 06 Set...Spesso, a spaventarci, non è il baratro. Non è l'inevitabile collisione col terreno.
Spesso, a spaventarci, è solo lo slancio. Il movimento prima. Il momento che riusciamo a cogliere.
Spesso, a spaventarci, è il pensiero che non sia il momento migliore.
Spesso, il momento migliore non esiste.
Affrontare la paura, non è quello il difficile. Lanciarsi, quella è la vera difficoltà.
E trattenere il fiato.
Little by little the night turns around Counting the leaves which tremble at dawn September 02 Mad postAnd I find it kind of funny Così comincia il mio nuovo post su questo blog. Finalmente riapro ufficialmente, dopo il periodo estivo.
E i pensieri non mancano.
Cosa ne pensate dei cambiamenti?
Serve realmente cambiare? Ma, soprattutto, cambiereste pur non conoscendo il risultato di una trasfigurazione?
Io non so cosa farei. Rischiare nel dubbio o continuare nell'accidia. Forse, è meglio persevare diabolicamente.
Ai visitatori lascio l'arduo commento.
Non aggiungo altro, forse per noia, forse per stanchezza. |
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