| Dario's profileWORLDS' ENDPhotosBlogLists | Help |
|
March 25 PassioniCi sono alcune cose che non si possono mai dimenticare. Si chiamano passioni. Ringrazio tutti quelli che ci credono. E leggetevi questo stupendo post su di una che avrò per sempre. RegoleL'uomo è un animale, in quanto tale, dovrebbe preoccuparsi di tre, semplici, regole:
1) Garantire la propria incolumità personale
2) Procurarsi il cibo necessario per la propria sopravvivenza
3) Riprodursi per far evolvere la specie
Il resto è niente.
Soddisfacete le tre regole ed otterete un uomo felice.
Oggi le abbiamo soddisfatte e la giornata è andata benissimo. Grazie a tutti quanti.
Tutti gli animali sono eguali. March 16 no more H3roesSince 1998, Grasshopper. Punks not dead. Videogame Band.
Con queste parole si apre No More Heroes. Mi sforzerò, malgrado sò che non ne sarò in grado, di essere imparziale nel recensirlo.
Partiamo dal plot del gioco:
Travis Touchdown è un otaku -> un otaku è un amabile essere umano, al 99,99 % maschile, che ama alla follie 3 cose:
questo è un otaku <- che passa la sua vita spendendo quel poco che ha in action figure, giochi, manga ed abbigliamento alternativo. Non confondetevi: gli otaku vestono bene, altrimenti si chiamerebbero nerd. Ad ogni modo dal profilo che vi ho appena mostrato potete già dedurre quanto successo abbia Travis presso il pubblico femminile. A parte una ragazza (Jeanne, ora nome della micina che Travis accudisce), il nostro eroe è uno sfigato piuttosto affamato di figa. Ed è così che incontra Sylvia Christel. Lui nota lei al bar sotto casa e pensa di chiederle d'andare a scopacchiare un po'. Lei stava per mandarlo a quel paese, quando entra in scena Helter Skelter. Travis, infischiandosene del tizio tutto patinato, pensa bene di farlo fuori. Sylvia, vedendo in Travis un polletto da spennare per bene, rivela la sua identità: è un'agente della UAA, la United Assassin Association’s, ed ha visto in noi delle ottime possibilità per scalare la classifica dei 10 migliori assasini del mondo. Qui la storia di Travis e del giocatore ha realmente inizio. No More Heroes è un concentrato di stile, humor nerissimo, filosofia pre-combattimento e azione violenta e forsennata. La prima ora di gioco passa con uno stile che ricorda un Pulp Fiction allucinato con gli acidi del Dottor Gonzo. Santa Destroy, la città in cui ci muoveremo, è come la Las Vegas di "Paura e Disgusto": una cornice per una corsa a perdifiato nel sogno americano di un giapponese con influssi molto punkcore. Il gioco è volutamente ripetitivo e, paradossalmente, lo amo proprio per questo: una semplicità estrema, causa un divertimento estremo. Le missioni principali, difatti, non si discostano mai dal "vai a casa dell'assasino, prendi gli scagnozzi, intommali di mazzate, trova l'assassino, intomma anche lui". Fine. Il resto sono sub-quest folli e relativamente semplici, una città da esplorare che, se all'apparenza può sembrare vuota e spoglia, altri non è che uno strumento per la vita di Travis. Perchè è questa la filosofia più profonda di No More Heroes, il suo messaggio: dopo la serietà di Killer7 e la filosofia di Contact, Suda51 ci lascia "pariare", facendoci vivere una vita che, in fondo tutti vorremmo provare. Correre veloci sulla moto di Akira, affettare nemici con una katana laser ed essere davvero liberi. Liberi perchè No More Heroes è un inno a questa libertà, la libertà di essere ciò che siamo senza etichette e senza compromessi. Una furiosa cavalcata nel sogno americano, ricca di citazioni di un'epoca che fu e di rimandi ad un mondo che, così com'è, non ci ama e non si ama. Se avete un minimo di cuore ed un neutrone pensante, coglierete questi aspetti e non potrete fare a meno di amarli. In fondo, Travis, con la sua moto, la sua stanza, il suo cesso e la sua vita, è riconoscible in ognuno di noi. E lo riconosco anche in me. Solo che io preferisco le more. Lets' play! March 06 Crimson MindI venti della guerra spirano rapidi. Noi, da insensibili, continuiamo la nostra vita, con i suoi problemi, le sue gioie, tutto ciò che la rende una Vita.
Viviamo come si viveva nel 1939. Parliamo ancora di trattati di pace, di dialogo. Non ci rendiamo che ormai è già troppo tardi.
Questa sensazione diviene ogni giorno più evidente: la nostra realtà si sta lentamente crepando, come un vetro colpito da una minuscola scheggia nel proprio punto debole. E' una ragnatela infida, inizialmente sembrava un "fantasma", ma, ora, essa ci appare sempre più evidente.
Queste crepe non riguardano solo la nostra società, per prima cosa ci appartengono. Ognuno di noi, ogni giorno, trattiene qualcosa in sè stesso.
Ogni giorno accumuliamo una quantità inimaginabile di colpi, più di quanti potesse incassarne Muhammad Alì.
Quindi prima o poi esplodiamo. E fottiamo il lavoro ad assasini, skinhead, padri di famigli, Charles Manson ed ad emuli di Jack lo Squartatore.
I media hanno un modo di reagire tutto loro: quello di riportare ogni minimo particolare delle mille forme di "esplosione" che avvengono ogni giorno:
così ogni giorno ci viene mostrato un bollettino di guerra. E noi? Beh, al contrario di Alex non andiamo in giro ad urlare. Non c'indignamo. Non ci ribelliamo.
Ci siamo abituati. Almeno riusciamo ad ascoltare ancora Ludwig Van Beethoven.
Associamo la guerra ad un gioco. Ci divertiamo a fare la guerra, a viverla. Ma solo in un modo: quello superficiale.
J. Rambo è esplicativo di tutto ciò: è bello perchè c'è lo splatting, non perchè mette in luce un conflitto tutt'ora in corso e poco visionato.
Il lato più reale della guerra - quello psicologico - viene spesso messo da parte. Perchè lo temiamo. Perchè temono che, se messi di fronte ai fatti così come sono (senza inutili accanimenti) possiamo ribellarci. Ed allora che si fa? Giù a farci assistere ad una guerra come se fosse una partita di pallone.
Chi l'ha vista davvero ha ben altre idee in merito.
I pensieri si stanno facendo più cupi. Da un po' di tempo, basta guardarsi intorno per capire che, nelle crepe di cui parlavo, è scivolato uno strano miscuglio di pessimismo, sempre più consistente. Un gioco molto interessante uscirà presto persino in Europa. Parla di un ragazzo, coinvolto in un Armageddon.
La fortuna è che lo sà con un anticipo di sette giorni. Il mondo finirà con la sua morte, all'incirca. Per questo, si chiama "The World Ends with You".
Un titolo apocalittico per uno stylish game in un mondo prossimo all'apocalisse. Tempismo perfetto. March 05 My love for RPG'sSono qui sul mio blog per testimoniare il mio rinato amore per i Giochi di Ruolo ed il lutto per la morte di Gaynax, nerd inventore di Dongioni & Dragoni.
Ad ogni modo non posso lamentarmi: nelle ultime settimane ho ben 3 titoli simili da giocare e presto mi dedicherò a parlare un po' di essi - e di qualche mio astruso ragionamento. |
|
|