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November 27 A question on spotE' giusto porre o creare spot "filosofici", quando la natura stessa della pubblicità è di "convincere l'acquirente all'acquisto", anche se non c'è un reale bisogno del prodotto?
Mentre ascolto "Back to life" di G.Allevi ripenso alle parole (stupende, a mio ignorantissimo parere) dello spot a cui questa musica e queste parole sono associate.
Voi cosa ne pensate? Bisogna eticchettare il tutto come pubblicità o, facendo prescindere i vari componenti della vera reclame, possiamo dire che anche questa è "arte"? November 21 Running truogh GalaxiesSiamo in un'epoca materialista. Non vi sono dubbi in proposito.
E' relativamente plausibile che l'arte di oggi sia divisa in due grandi scuole di pensiero:
da una parte abbiamo un'arte realista e realistica, che non imita ma racconta, con precisione e dovizia di particolari, il mondo così com'è;
dall'altro lato, abbiamo un'arte con forti influenze romantiche, che ripudia la tecnologia e si rifà a tematiche di stampo romantico-cortese, rientrando nell'immaginario "fantastico".
Come esempi di questo "modus cogitandi" possiamo prendere dei film: da un lato abbiamo il successo di storie fantastiche, quali "Il Signore degli Anelli" o "Pirati dei Caraibi", mentre, per il pensiero realisticamente reale, citerei "Fahreneit 9/11" e "Romanzo Criminale".
Talvolta queste due realtà s'incontrano, creando opere a metà tra il surreale ed il fantastico/romantico (senza parlare della loro qualità altalenante): citerei "Se mi lasci ti cancello" e, in generale, anche un prodotto come "Tre metri sopra il cielo" può essere fatto rientrare in questa "sotto-categoria".
Eppure, nel complesso, si guarda con generale indifferenza al fantastico, che è percepito soprattutto come un'utopia, ben lontana dal poter essere reale. Solo un bambino può credervi. Questo spiega come mai nella letteratura, ma anche nel mondo televisivo, vi sia una grandissima (esagerata?) abbondanza di opinionisti, pronti a spiegare il vero significato di questa o quella cosa.
Tutto ciò per ricordarvi che le favole, in questo mondo, sono morte. Tranne una.
C'era una volta, tanto tempo fa...una bella principessa. Ella, volendo festeggiare una cometa, chiamò tutti gli abitanti del regno per festeggiare.
Ma, durante la festa, un terribile mostro la rapì, portandola nel profondo dello spazio. A quel punto un eroe, di nome Mario, decise di attraversare tutto l'universo pur di salvarla.
La trama di Super Mario Galaxy è tutta qui. Una favola? Sì. E' una trama semplicistica? Assolutamente sì.
Mario Galaxy, come ogni capolavoro, parte da qualcosa che già esiste.
E, con una semplicità disarmante, ne cambia il punto di vista. Si alza in piedi sul banco e, guardando il passato, grida "Oh capitano, mio capitano".
L'idea alla base del gioco è semplice - come, del resto, la succitata trama -: Mario viaggia per migliaia di pianeti, ognuno dei quali ha le sue piccole (o grandi) sfide.
Affrontatele e verrete lanciati avanti, fino alla fine del quadro. A ben vedere, non v'è nulla di rivoluzionario in questa struttura: è o non è la stessa di Super Mario 64 e di altri mille titoli usciti fino ad oggi? Sì, è la stessa. Il sistema di controllo? Lineare, ma adattato al Wiimote: siamo in netto contrasto con Mario 64 e tutti gli altri titoli esclusivi nati espressamente per la loro console e che, se sprovvisti di essa, sono ingiocabili. Super Mario Galaxy avrebbe funzionato ottimamente anche sul Gamecube.
Ora, miei venticinque lettori, vi chiederete: "Ma allora cos'ha di realmente speciale questo titolo?"
Come vi ho già detto, l'idea alla base di tutto è semplice. E, nella sua semplicità, essa trova tutta la sua forza: nessun livello si ripete mai uguale e persino i livelli già giocati, con alcuni, geniali accorgimenti, cambiano, offrendo molteplici modi di superarli. Questa varietà, supportata da un grandissimo level design - e qui abbiamo il merito di tutto il team - basta per creare un ottimo titolo, che offra una sorpresa ad ogni angolo. Il resto? E' solo un contorno, basato su una grafica bellissima, impreziosita da un'ambientazione che, ammettiamolo, non può avere eguali - senza contare che anch'essa gode della grandissima varietà di situazioni che il gioco propone. Il sonoro, invece, è un discorso che affronterei a parte, in quanto a renderlo stupendo non c'è solo la varietà del titolo o la bellezza insita nell'ambientazione: esso è animato soprattutto da una voglia di essere non un complemento, ma un vero e proprio metro di giudizio. E riesce nell'intento senza alcun problema.
Giudicare un titolo come questo non è, come sembra, facile. Denoterete come io abbia diviso in due la mia (non) breve (e noiosa?) recensione.
Ho deciso di optare per questa scelta poichè credo sia importante evidenziare alcune particolarità di questo titolo.
Alcuni lo definiranno "rivoluzionario". Sfortunatamente, non è così, e non avrebbe potuto essere altrimenti.
E quindi? Cos'è realmente Mario Galaxy?
E' un testamento. Un'opera che, partendo dai suoi limiti di videogioco, si lancia da una rupe. E riesce a volare nell'infinito.
Non avrà la spiritualità de "I fratelli Karamàzov". Non avrà la visionarietà di "2001, Odissea nello Spazio". Non avrà la bellezza della "Gioconda".
Eppure, Mario Galaxy condivide qualcosa con tutte queste opere: l'essere Arte.
E, come ogni opera d'arte che si rispetti, egli ci ricorda qualcosa di molto importante: che ogni cosa è composta e si rifà alla Bellezza.
La Bellezza di un racconto, di una visione, di uno sguardo. O di un volo tra le stelle.
Ricordate:
La Bellezza salverà il mondo. Fëdor Michajlovič Dostoevskij
November 18 ...delirium?Volevo parlare di qualcosa. Ma non ricordo bene cosa.
Probabilmente ne parlerà domani qualche telegiornale. O forse ne parlerò io sul mio spazio.
Mah...
Worlds not enough November 12 from trainspottingScegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchina, letttore CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così?
- continuerò quando avrò più tempo e voglia -
November 06 A wonderful worldUn frutto amaro è la vita. Gioco complicato e, spesso, ironico con sè stesso.
Per questo, credo, che non ci si debba mai prendere troppo sul serio.
Alla fin fine, viviamo in un mondo con tanti problemi, forse troppi. Noi possiamo solo tentare, desiderare e adoperarci ardentemente per risolverli.
Abbiamo ricevuto un dono, quello di vivere e di sognare. Non possiamo permetterci di sprecarlo.
Dobbiamo ricordarci che, quando tutto sembra finire, ci sono le piccole cose. Particolari infimi.
Louis Armstrong ce lo canta in modo perfetto in "What a wonderful world".
Ci sono tante cose che rendono questo mondo meraviglioso, il nostro compito è salvaguardarle e lottare per esse, per tutto ciò che c'è di bello.
Quale altro può essere, se non questo, il significato della vita?
"Si compia in bellezza" November 01 CambiamentoUn anno dopo sono ancora qui.
Sembra che sia passato molto tempo, ma in realtà non è neanche un granello di sabbia in una clessidra.
Mi ritrovo qui a pensare.
A pensare a quante cose siano successe. A tutto ciò che, un anno fa, ebbe inizio.
Voi ci pensate mai ai cambiamenti?
Vi spaventano, o li affrontare con spavalderia e coraggio?
Io, forse scioccamente, non sempre ho questa forza.
Preferisco rilassarmi ancora una volta, e pensare prima di sognare.
Forse vivo in un mondo tutto mio, forse vivo in un mondo folle.
Da qualche parte oltre l’arcobaleno
Verso l’alto E i sogni che hai fatto Una volta durante una ninnananna Da qualche parte oltre l’arcobaleno Volano uccelli blu E i sogni che hai fatto I sogni si realizzano davvero Spero un giorno di svegliarmi su una stella dove le nuvole siano lontane dietro di me Dove i problemi si mescolano come gocce di limone Sulle cime dei caminetti è lì che mi troverai Da qualche parte oltre l’arcobaleno Volano uccelli blu E i sogni che tu osi, perchè, perchè io non posso? Io... Finisce qui. Vi lascio solo con una domanda:
Qual è la parola per indicare il momento preciso in cui hai dimenticato cosa si prova ad amare qualcuno che in passato hai amato profondamente? |
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